Esercizi di stile
LA VOCE NARRANTE
Il narratore, o voce narrante, è colui a cui l’autore di un romanzo affida il delicato compito di raccontare la vicenda. Gli studiosi di narratologia hanno distinto molti livelli e classi di voce narrante ma, semplificando, si può dire che ne esistono due principali:
  • narratore in prima persona (omodiegetico);
  • narratore in terza persona (eterodiegetico).
La voce narrante in prima persona

Si parla di narratore omodiegetico quando esso è anche un attore del romanzo.

Scrivere un romanzo in prima persona è una scelta che viene effettuata spesso e che, almeno apparentemente, risulta più semplice dell’utilizzo della terza, perché prevede di focalizzarsi interamente su un solo personaggio e di assumere quindi un unico punto di vista soggettivo. L’autore deve pensare come il protagonista, vedere come lui, sapersi immedesimare nelle sue emozioni e reazioni, e – importantissimo – non può conoscere quel che pensano o provano gli altri personaggi.

Pertanto, ogni divagazione, o informazione di cui non sia in possesso la voce narrante va drasticamente bandita.

Un vantaggio di questa tecnica è che l’autore può permettersi di esprimere propri pensieri, giudizi e opinioni, proprio perché vengono attribuiti al protagonista che sta narrando (pensate ad esempio al Fu Mattia Pascal di Pirandello). Ma va da sé che può anche scegliere di congegnare un protagonista con idee in parte o del tutto diverse dalle sue, come nella Coscienza di Zeno di Svevo.

Facciamo un esempio di testo con narratore omodiegetico:

Se avessi saputo prima cosa sarebbe accaduto quella sera, non sarei andato all’appuntamento. Il sentore appiccicoso di pesce, alghe e guano mi gravava addosso come una cappa. Il porto era immerso nel silenzio. Mi fermai appena oltre il cono di luce del lampione e schermai con la mano il lampo dell’accendino, tirai una boccata e rimasi in attesa. Dov’era il mio abboccamento? La faccenda era sospetta.

Un simile approccio è privo di ambiguità: tutto è filtrato da ciò che vede e pensa il protagonista che, come fosse una sorta di telecamera, riprende quel che accade dentro e fuori di lui. Il rapporto con il lettore (se la vicenda è ben strutturata e in grado di suscitare emozioni e interrogativi) diventa quasi simbiotico, con ampia dose di coinvolgimento e immedesimazione.

La voce narrante in terza persona

Scrivere in terza persona dà la possibilità di affidare il racconto della vicenda a una voce esterna al romanzo: in questo caso si parla di narratore eterodiegetico. La terza persona permette di cogliere più sfaccettature, a seconda del tipo di focalizzazione che si vuole dare al romanzo. Esistono tre tipi di focalizzazione:
  • universale o onnisciente;
  • esterna o oggettiva;
  • interna o soggettiva.


Terza persona: voce narrante onnisciente

Nella focalizzazione onnisciente, il narratore conosce passato, presente e futuro della vicenda, sa tutto di tutti i personaggi, entra nei loro pensieri e nelle loro emozioni, e interviene a suo piacimento nel corso della trama. Un celebre esempio in tal senso è dato dai Promessi sposi di Manzoni, ma tenete presente che oggi questa tecnica narrativa – oltre ad essere particolarmente difficile – è ritenuta un tantino superata.

Prendiamo la nostra vicenda e affidiamola ora a un narratore eterodiegetico con focalizzazione onnisciente:

Se l’ispettore Maglione avesse saputo cosa gli sarebbe accaduto quella sera, non sarebbe certo andato all’appuntamento. Un sentore appiccicoso di pesce, alghe e guano gli gravava addosso come una cappa. L’ispettore Maglione si fermò appena oltre il cono di luce del lampione e s’accese una sigaretta, prudente, nervoso. L’uomo che gli aveva dato l’abboccamento non era lì ad aspettarlo. Naturalmente Maglione non poteva vedere gli uomini armati nascosti tra le casse, le pistole spianate, pronti a sparare. Ma il suo intuito parlava chiaro. Il silenzio in cui era immerso il porto non gli piaceva. Non ne aveva ancora la certezza, ma era caduto in una trappola.

Un simile approccio, per quanto venga di frequente utilizzato in narrativa, è considerato poco elegante perché rischia di non lasciare immergere completamente il lettore nella vicenda: frasi come “Se avesse saputo cosa gli sarebbe accaduto”, o anticipazioni come “Non ne aveva ancora la certezza, ma era caduto in una trappola”, vanno usate con molta attenzione e, specie se abusate, finiscono per infastidire.


Terza persona: voce narrante oggettiva o esterna

Un secondo utilizzo della terza persona prevede di osservare la vicenda dall’esterno con un punto di vista limitato, descrittivo, aderente ai fatti. In questo caso la voce narrante ne sa meno dei personaggi e si limita a seguirli raccontando cosa fanno. È un metodo usato a volte nel giallo o nei romanzi d’avventura; un ottimo esempio di questo modo di procedere sono i romanzi di Emilio Salgari, dove viene descritto esattamente tutto ciò che avviene mentre avviene. Si parla infatti di rappresentabilità totale del narrato.

Prendiamo la nostra vicenda e affidiamola a un narratore eterodiegetico con focalizzazione esterna:

L’ispettore Maglione andò all’appuntamento. Un sentore appiccicoso di pesce, alghe e guano gli gravava addosso come una cappa. L’ispettore Maglione si fermò appena oltre il cono di luce del lampione, s’accese una sigaretta e rimase in attesa. L’uomo che gli aveva dato l’abboccamento non era lì. Maglione si mise ad attendere. Il silenzio aleggiava sul porto.

Ancora una volta, il narratore descrive dall’esterno, ma senza aggiungere anticipazioni o commenti: il racconto diviene simile a un film proiettato su uno schermo, ma l’autore deve essere in grado far risaltare la psicologia dei personaggi in base alle loro azioni. Il rischio è che si crei un distacco tra lettore e personaggio, e quindi una mancanza di coinvolgimento.


Terza persona: voce narrante soggettiva o interna

Un ulteriore utilizzo della terza persona prevede di assumere il punto di vista di un personaggio. Ciò consente di entrare nei suoi pensieri ed emozioni, proprio come accade nella narrazione in prima persona, ed ha il vantaggio di conferire al romanzo maggiore ricchezza di sfaccettature e di profondità introspettiva.

L’ispettore Maglione decise di andare all’appuntamento. Trovava insopportabile quel sentore appiccicoso di pesce, alghe e guano che gli gravava addosso come una cappa. E poi qualcosa non andava, glielo diceva l’istinto. E su quello sapeva di poter contare. Si fermò appena oltre il cono di luce del lampione e schermò con la mano il lampo dell’accendino, tirò una boccata e rimase in attesa. Dov’era il suo abboccamento? No, troppo silenzio. La faccenda era sospetta. Non posso lasciare che la situazione mi scappi di mano, pensò.

Qui il narratore scompare del tutto, si sa solo quel che vede e pensa il protagonista. Diciamo che, sotto il profilo della resa narrativa, la voce narrante in terza persona soggettiva risulta essere una scelta assai efficace, anche perché una totale immedesimazione in un personaggio solitamente evita i tranelli in cui si può cadere seguendo gli altri due utilizzi della terza persona.

Tenete infine presente che vi sono due modi di applicare la voce narrante in terza persona soggettiva:

  • terza persona assoluta o fissa: una volta scelto il personaggio da seguire, l’autore deve attenersi rigorosamente a esprimere sempre e solo il suo punto di vista;
  • terza persona relativa o multipla: l’autore sceglie di seguire più personaggi, alternando i loro punti di vista, dando in questo modo maggiore respiro alla storia.

Bisogna tuttavia stare attenti a non confondere tra loro i diversi punti di vista e utilizzarli con coerenza. Prendiamo il seguente brano tratto da uno dei romanzi del commissario La Felpa:

La Felpa stentava ancora a crederci. L’auto nuova, presa dal concessionario solo da tre giorni, e un imbecille lo aveva tamponato! Certo, il danno sarebbe stato risarcito, ma la rottura di scatole di andare in assicurazione, poi dal meccanico, e restare giorni senza mezzo di trasporto, sarebbe toccata a lui.
Arrivò in commissariato con un diavolo per capello, e subito se ne accorse l’ispettore Maglione che, dopo tanti anni di servizio insieme, lo conosceva come le proprie tasche. Preferì non domandargli cosa fosse successo: meglio prima lasciargli sbollire la rabbia.

Il passaggio da un punto di vista a un altro avviene qui in modo lieve, quasi impercettibile, senza confusioni. E nello stesso modo dentro al romanzo potrebbero essere introdotti altri punti di vista, sempre con l’accortezza di non esagerare e di mantenerne la coerenza anche sotto il profilo delle informazioni.

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