Esercizi di stile
LE INTRUSIONI DELL’AUTORE
Autore e narratore non sono la stessa cosa e non vanno confusi tra loro.

Il narratore, a cui l’autore affida il compito di raccontare la vicenda, può essere un personaggio interno o una voce narrante esterna: nell’uno o nell’altro caso l’autore è libero di immedesimarsi o meno con essi.

Nel romanzo moderno, l’autore tende a rendere del tutto invisibile la sua presenza. Non compaiono tra le righe suoi commenti, giudizi sul comportamento dei personaggi, e tutto lo spazio è lasciato alla storia. L’autore vuole farvi immergere a tal punto nel romanzo da “dimenticare” – almeno durante la lettura – il suo nome scritto in copertina.

Questa naturalmente non è una regola: le intrusioni dell’autore all’interno del romanzo (metadiegesi) per commentare, criticare, o addirittura per appellarsi ai lettori, hanno una notevole storia letteraria, e sono state sovente utilizzate in senso espressivo, soprattutto nella letteratura del passato. Ecco un passo di sublime ironia tratto dal Capitan Fracassa di Théophile Gautier:

La marchesa abitava un appartamento separato, dove il marchese non entrava mai senza farsi annunciare. Ma noi commetteremo la stessa sconvenienza di cui gli autori di ogni tempo non si sono mai curati e, senza dir nulla al valletto che sarebbe corso ad avvertire la cameriera, penetreremo nella camera da letto della marchesa, sicuri di non disturbare nessuno. I romanzieri hanno naturalmente al dito l’anello di Gige, che rende invisibili chi lo porta.

Molte spesso, tuttavia, le intrusioni dell’autore non sono dovute a una scelta precisa, ma a una goffaggine da parte dello scrittore. Sembra un’ovvietà, eppure il non saper padroneggiare in modo rigoroso e coerente la voce narrante, distinguendola dalla propria, rischia di compromettere il risultato di una buona idea di partenza e di tanto lavoro.

Prendiamo in esame il seguente passo, tratto dal romanzo La Felpa e la lettone:

Il commissario fino all’ultimo aveva creduto a quel suo sguardo che implorava fiducia, e si era illuso che Vesna fosse innocente. Povero La Felpa, si era fatto raggirare da un paio di begli occhi. Ma a quanti è capitato? Si sa che tante ragazze vengono in Italia sperando di incastrare qualche facoltoso signore del nostro Paese in modo da prendersi la cittadinanza, e molte di loro, come Vesna, non hanno la minima remora a infilarsi in certi giri per mettere insieme qualche soldo.

In questo passo, l’autore compie due ingenuità:

  • intrusione dell’autore: quel “povero La Felpa” risulta decisamente fuori luogo. L’autore sta guardando da fuori il suo personaggio e addirittura lo giustifica di fronte al lettore;
  • paternale: l’ultimo periodo – in realtà uno spicciolo luogo comune riguardo una delicata situazione di immigrazione e integrazione degli stranieri nel nostro Paese – nuovamente vede l’intromissione delle opinioni dell’autore, ma in modo più urtante, poiché cerca di convincere il lettore di un proprio pregiudizio.

Ma allora l’autore non ha diritto di esprimere le proprie opinioni?

Certo che sì. Ma con coerenza nell’ambito della materia narrativa. Anche i giudizi del narratore – se non filtrati attraverso le parole, i pensieri e le opinioni dei suoi personaggi – rischiano di risultare invadenti. Serviamoci ancora una volta di alcuni esempi tratti dalla stessa opera:

  1. L’ispettore Maglione se la mangiava con gli occhi, ma quando la vide troppo disponibile si indispettì. E c’è da capirlo: come poteva accettare un comportamento tanto deprecabile?
     
  2. La Felpa, incurante dei chili di troppo, si preparò un panino con mortadella, maionese e formaggio e se lo gustò sull’amaca. Peggio per lui, che evidentemente non si prendeva cura della sua salute e della sua linea.
     
  3. Il commissario La Felpa adorava il suo cane e ogni notte lo portava a dormire con sé. Ci sarebbe da inorridire per questa malsana abitudine, ma perdoniamolo, è il protagonista del romanzo.

In tutti e tre gli esempi viene dato un giudizio della voce narrante (o per meglio dire, dell’autore). Ragioniamoci su: se uno scrittore è davvero efficace nel trasmettere quel che pensa, anche a livello di giudizi etici, ci riesce con classe, lasciandolo intuire tra le righe, e mai esplicitandolo. E poi ricordiamo il diritto del lettore, che è quello di trarre da sé le conclusioni su quanto sta leggendo. Questo diritto va assolutamente rispettato.

Entrando nello specifico, il primo esempio potrebbe funzionare se, dopo “tanto deprecabile” venisse aggiunto “ai suoi occhi”: si tratta sempre di mantenere saldo il punto di vista del personaggio, senza lasciar trasparire commenti o opinioni esterne.

Nel caso del secondo esempio, invece, nulla è salvabile. Il giudizio dell’autore è drastico e decisamente insopportabile. Si potrebbe cambiare il finale come segue: “Al diavolo la salute e la linea!”, commento che ben esprime lo stato d’animo di La Felpa, ottenendo in tal modo di restare fedeli al punto di vista del protagonista.

Nel terzo esempio, oltre ai difetti comuni ai primi due, si aggiunge la paternale dell’autore, che cerca di fare lo spiritoso senza riuscirci e nel contempo inimicandosi tutti i lettori animalisti.

Un autore rischia di far sentire troppo la sua presenza anche quando si autocompiace al punto di voler ricordare ad ogni passo che è stato lui a scrivere il romanzo. Va da sé che in questi casi la voce narrante – invece di essere discreta e ben dissimulata – risulta fastidiosa, ingombrante e supponente. Come negli esempi che seguono:

  1. Nessuna indagine può essere portata a termine senza metodo – come sa bene ogni bravo scrittore – e La Felpa ne era consapevole.
     
  2. Maglione, dopo aver arrestato il ladro di scacchiere in oro, lo squadrò con sussiego e gli disse: «D’ora in poi, a scacchi, vedrai solo il sole!». A quella divertentissima battuta, tutti scoppiarono a ridere.
     
  3. Il giudice Cardigan si complimentò vivamente con La Felpa. «Non riesco a credere che sia riuscito a giungere a capo di un caso tanto complicato.»
    «Già», ammise lui. «Sembrava congegnato da un Simenon o da una Agata Christie.»

Nel primo caso, l’inciso che all’autore sembra tanto simpatico, ha il solo effetto di irritare il lettore. Ma, essendo breve, forse potrà perdonarlo.

Nel secondo caso l’autore utilizza la sua ingerenza per decretare la presunta efficacia della sua battuta. Perché lo fa? Forse teme che non venga capita? Il punto è questo: se la battuta facesse ridere, va da sé che i lettori riderebbero, ma se non lo è che senso ha forzare le cose?

Nel terzo caso l’autore loda se stesso senza ritegno, e il fatto che metta gli elogi in bocca ai suoi personaggi non cambia le cose. Al contrario, questo è il momento esatto in cui un lettore si ricorda il nome scritto in copertina e inizia a detestarlo: la mancanza di umiltà è un difetto che raramente viene perdonato.

Questi sono tutte ingenuità che allontanano il lettore. Pertanto l’autore dovrebbe sempre cercare di non cadere nella tentazione di esercitare spudoratamente il suo potere, ma restarsene in più possibile dietro le quinte, come si conviene a un abile regista.

Riassumendo:

  • renditi più che puoi invisibile come autore;
  • non dare anticipazioni se non sono funzionali al romanzo;
  • che tu abbia deciso di utilizzare la prima o la terza persona narrante, scrivi mettendoti nei panni dei personaggi, immergendoti nei loro pensieri fino in fondo;
  • evita di commentare i loro comportamenti e scelte;
  • non esprimere mai giudizi dal tuo punto privilegiato: lascia che sia il lettore a farseli per conto proprio.

Naturalmente questi sono consigli, non regole, e ogni autore può decidere di dare un taglio personale alla sua opera, anche rompendo con gli schemi. Bisogna però tenere conto che le audacie stilistiche richiedono una coscienza letteraria adeguata e che non sempre l’originalità si distingue dall’ingenuità. Un editore che, ricevendo il vostro manoscritto, vi trovasse slittamenti non giustificati dell’io narrante e goffe intromissioni della voce dell’autore, sarebbe sicuramente molto più severo nel giudicarlo.

< La voce narrante | Esercizi di stile | Dosare le informazioni >



CLAUDIA MASCHIO
37024 Negrar, Verona
tel +39 340 3719560

c/o LIBRERIA DELL’ELLERA
Via Venezia Giulia, 31 - 01100 Viterbo (VT)
Telefax 340 3719560
P.IVA 01555980562